Ambiente & Sicurezza

Ambiente & Sicurezza2023-12-20T11:12:21+01:00

AMBIENTE & SICUREZZA

Approfondimenti

AITAL INFORMA IN MATERIA DI AMBIENTE E SICUREZZA, RISPONDE ALLE DOMANDE E PRESENTA LE ESPERIENZE DEI SOCI

In questa nuova sezione del sito troverete le risposte ai più frequenti interrogativi che arrivano alla nostra Segreteria in materia di Ambiente e Sicurezza.

INFORMAZIONI

Linee Guida SNPA 48/2023: monitoraggio installazioni industriali soggette ad AIA2023-12-20T15:10:21+01:00

Le linee guida SNPA 48/2023 sviluppano un modello di Piano di Monitoraggio e Controllo che risponda alla necessità di monitorare e verificare gli impatti delle installazioni industriali soggette ad Autorizzazione Integrata Ambientale e individuano le principali modalità di monitoraggio per le installazioni industriali soggette ad Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), al quale le ARPA/APPA/Ispra potranno fare riferimento in sede istruttoria o a supporto dell’Autorità competente, fermo restando la necessità di adattare le indicazioni riportate nel documento per fattispecie.

Il contenuto del documento è da intendersi come un riferimento quadro per la redazione sito-specifica di un Piano di Monitoraggio e Controllo che risponda alla necessità di una verifica degli impatti dell’installazione in maniera integrata.

Sono pertanto analizzate e proposte le principali modalità di monitoraggio alle quali ci si potrà riferire pur nella consapevolezza di dover adattare le indicazioni al singolo caso specifico.

Le Linee Guida costituiscono revisione e aggiornamento del documento “Il contenuto minimo del Piano di Monitoraggio e Controllo” redatto nel 2007 da APAT e dalle ARPA/APPA, alla luce dell’evoluzione normativa dell’ultimo decennio.

AITAL, 20/12/2023

Smart Working 20242023-12-20T15:04:34+01:00

La conversione in legge del decreto-legge 18 ottobre 2023, n. 145, recante “Misure urgenti in materia economica e fiscale, in favore degli enti territoriali, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili”, per i lavoratori dipendenti del settore privato con figli fino a 14 anni, stabilisce il diritto allo smart working fino al 31 marzo 2024. Per i soggetti fragili invece, il diritto allo smart working rimane in vigore fino al 31 dicembre 2023.

I genitori dipendenti del settore privato con almeno 1 figlio under 14 anni, continuano a poter lavorare in modalità agile fino al 31 marzo 2024, anche in assenza degli accordi individuali. Per accedere al diritto smart working, bisogna rispondere a specifiche condizioni che riepiloghiamo di seguito:

  • La tipologia di attività lavorativa deve essere compatibile con la modalità da remoto
  • Non è previsto il cambio mansione
  • Il diritto si applica se anche l’altro genitore lavora e solo se non è destinatario di strumenti di sostegno al reddito
  • Obblighi informativi previsti dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81.
  • Gli obblighi sulla salute e sicurezza sul lavoro di cui all’articolo 22 della medesima legge n. 81 del 2017, possono essere assolti in via telematica anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile dall’INAIL.
  • La prestazione lavorativa in lavoro agile può essere svolta anche attraverso strumenti informatici nella disponibilità del dipendente qualora non siano forniti dal datore di lavoro.
  • Comunicazione telematica: il datore di lavoro del settore privato comunica al Ministero del lavoro, in via telematica, i nominativi dei lavoratori e la data di cessazione della prestazione di lavoro in modalità agile, ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito del Ministero.

AITAL, 20/12/2023

RENTRi in vigore dal 15 giugno 20232023-06-07T12:18:51+02:00

E’ stato pubblicato il Decreto 4 aprile 2023, n. 59, regolamento recante: “Disciplina del sistema di tracciabilità dei rifiuti e del registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti ai sensi dell’articolo 188-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152”.

Il Regolamento contiene 24 articoli: dopo le Disposizioni generali con il rimando alle definizioni della parte IV del D.Lgs. n.152/2006 (Testo unico ambiente – TUA) regola

  • al Titolo II il registro cronologico di carico e scarico dei rifiuti ed il formulario di identificazione (art.3-9);
  • al Titolo III il RENTRI (art. 10-22).

Inoltre, nei tre allegati sono presenti

  • ALLEGATO I – REGISTRO CRONOLOGICO DI CARICO E SCARICO
  • ALLEGATO II – FORMULARIO DI IDENTIFICAZIONE
  • ALLEGATO III – CONTRIBUTO ANNUALE E DIRITTO DI SEGRETERIA

Il Regolamento, che entrerà in vigore il 15 giugno 2023, disciplina in particolare l’organizzazione ed il funzionamento del RENTRi, definendo:

  • i modelli ed i formati relativi al registro cronologico di carico e scarico dei rifiuti ed al formulario di identificazione di cui agli articoli 190 e 193 del decreto legislativo n. 152 del 2006;
  • i soggetti obbligati, tempistiche, modalità e costi di iscrizione;
  • le modalita’ per la condivisione dei dati con l’Istituto superiore per la ricerca ambientale (ISPRA) al fine del loro inserimento nel Catasto, nonche’ le modalita’ di coordinamento tra le comunicazioni di cui alla legge 25 gennaio 1994, n. 70, e gli adempimenti trasmessi al RENTRi;
  • le modalita’ di svolgimento delle funzioni di supporto tecnico-operativo da parte dell’Albo nazionale gestori ambientali;
  • le modalita’ di accesso ai dati del RENTRi da parte degli organi di controllo;
  • le modalita’ per la verifica e l’invio della comunicazione dell’avvio a recupero o smaltimento dei rifiuti, nonche’ le responsabilita’ da attribuire all’intermediario.

I soggetti obbligati si iscriveranno al Registro in un arco temporale che va dai 18 ai 30 mesi dall’entrata in vigore del Regolamento, a seconda delle dimensioni delle aziende. Anche le tariffe di iscrizione variano a seconda della grandezza delle imprese: dai cento euro ai quindici per il contributo del primo anno, mentre per i successivi si va dai sessanta ai dieci.

I nuovi modelli di registro cronologico di carico e scarico dei rifiuti ed al formulario di identificazione sono applicabili a partire dal 15 dicembre 2024. Fino a tale data, si continuano ad applicare le disposizioni contenute negli articoli 190 e 193 del decreto legislativo n. 152 del 2006.

Come previsto dall’art. 21 del Decreto, le modalità operative del sistema saranno definite, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del regolamento, con uno o più decreti direttoriali del MASE.

AITAL, 05/06/2023

Nuovo decreto sulle acque potabili2023-03-10T15:32:31+01:00

Pubblicato il 6 marzo sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo 23 febbraio 2023, n. 18 di attuazione della direttiva (UE) 2020/2184 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano. Entrerà in vigore il 21 marzo p.v.
Il Dlgs 18/2023 aggiorna la disciplina sulle acque potabili e abroga il DLgs 31/2001, rivede i parametri e i valori di rilevanza sanitaria delle acque e stabilisce i requisiti di igiene per i materiali che entrano in contatto con le acque destinate al consumo umano, per i reagenti chimici e i materiali filtranti attivi o passivi impiegati nel loro trattamento.
In particolare, l’art. 10 del decreto in parola, stabilisce che nelle more dell’adozione e della relativa applicazione degli atti di esecuzione che la Commissione europea prevede di adottare per stabilire requisiti minimi armonizzati, per i materiali che entrano a contatto con le acque destinate al consumo umano, si applicano le disposizioni nazionali stabilite nel decreto del Ministro della salute 6 aprile 2004, n. 174.
I Requisiti minimi per i reagenti chimici e i materiali filtranti attivi e passivi da impiegare nel trattamento delle acque destinate al consumo umano sono stabiliti all’art.11 del nuovo decreto e all’Allegato IX.

AITAL, 10/03/2023

Linee guida SNPA: chiarimenti sulla classificazione dei rifiuti2023-03-10T15:40:41+01:00

Il MiTe, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, con Circolare n. 128108 del 17/10/2022, ha pubblicato importati chiarimenti in merito all’applicazione delle linee-guida SNPA sulla classificazione rifiuti, approvate con Decreto Direttoriale n. 47 del 09.08.2021.

Le linee guida SNPA sono uno strumento utile per l’individuazione del corretto codice CER e delle caratteristiche di pericolosità dei rifiuti, fermo restando altre normative specifiche sul conferimento rifiuti ed essendo chiaramente citate dal D.Lgs.152/06, hanno stessa forza di legge del decreto stesso (sentenza della Corte Istituzionale 11 giugno 2014).

L’obiettivo delle linee guida è l’applicazione di una procedura in cui sia evidente il motivo per cui siano state fatte determinate scelte e, nel caso di eventuale pericolosità, sia chiarito il motivo che ha portato a ricercare specifiche sostanze.

Nelle linee guida viene richiamata la redazione di una relazione tecnica a supporto della classificazione di rifiuto adottata. Questa documentazione non è obbligatoria e non deve riferirsi per forza a quello presentato a titolo esemplificativo, nelle linee guida, ma deve però riportarne i contenuti.

E’ fondamentale che la classificazione sia accompagnata da una documentazione completa ed esauriente, che renda chiaro il processo decisionale adottato dal produttore, comprese le modalità di campionamento effettuate ma non vincolante la forma nella quale le informazioni sono riportate.

In merito ai rapporti con le norme “Seveso”, viene evidenziato che i criteri previsti ai fini della classificazione dei rifiuti non sono del tutto sovrapponibili alle norme CLP per la classificazione delle sostanze pericolose, in quanto non esiste una trasposizione diretta e univoca tra le caratteristiche di pericolo HP e le categorie Seveso. Pertanto, la valutazione deve essere effettuata caso per caso, anche per i rifiuti non pericolosi, facendo riferimento alle specifiche disposizioni normative.

AITAL, 25/01/2023

Misure governative Italia su caro energia – tabella di sintesi2022-08-02T13:02:04+02:00
DL 80/2022 Abrogato dalla Legge 15 luglio 2022 n. 91 Annullamento oneri di sistema energia elettrica per tutte le utenze per il III trimestre 2022.
Riduzione dell’IVA al 5% e degli oneri generali nel settore del gas per il terzo trimestre dell’anno 2022 negli usi civili e industriali.
Misure per incrementare lo stoccaggio di gas naturale.
DL 50/2022 (DL Aiuti) Convertito in Legge 15 luglio 2022 n. 91 Credito di imposta per acquisto di gas naturale per il I trime. 2022 per imprese gasivore al 10%.
Incremento del credito di imposta per imprese gasivore per il II trimestre 2022 dal 20 al 25%.
Incremento delle aliquote di credito di imposta per le imprese non energivore e non gasivore per il II trimestre 2022, dal 20 al 25% per il gas e dal 12 al 15% per l’energia elettrica.
La legge di conversione sottopone i crediti di imposta al regime “de minimis”.
Innalzamento della percentuale del contributo extra profitti il cui prelievo passa dal 10% al 25%.
Semplificazioni per la realizzazione di nuovi impianti FER e individuazione di ulteriori aree idonee
Misure per l’incremento della capacità di rigassificazione nazionale.
DL 21/2022
(DL Taglia prezzi o
DL Energia 2)
Convertito in Legge 20 maggio 2022 n.51 Estensione dei crediti d’imposta per i consumi energetici anche alle imprese diverse da quelle energivore e gasivore.
Incremento dei crediti per le imprese energivore e gasivore (secondo il DL 17/2022): EE 25% e gas 20%.
Introduzione contributo straordinario contro il caro bollette da parte dei produttori di energia pari al 10% degli extra profitti.
DL 17/2022
(DL Sostegni quater o DL Energia 1)
Convertito in Legge 27 aprile 2022 n.34 Azzeramento oneri di sistema per energia elettrica e gas nel II trimestre 2022.
Credito di imposta per imprese energivore (20%) e gasivore (15%) sull’acquisto di energia elettrica e gas naturale nel II trimestre 2022.
Misura strutturale per incrementare la produzione nazionale di gas naturale: gas release.
Misura di electricity release per rilasciare 25 TWh da FER nelle disponibilità del GSE ai clienti industriali a prezzi calmierati.
DL 4/2022
(DL Sostegni ter)
Convertito in Legge 28 marzo 2022 n. 25 Azzeramento oneri di sistema energia elettrica nel I trimestre 2022 per tutte le utenze.
Credito di imposta sull’acquisto dell’energia elettrica nel I trimestre 2022 del 20% dei costi sostenuti per le energivore elettriche.
Norma sugli extra profitti impianti FER: introduzione del meccanismo di compensazione a due vie.
DL 73/2021
(DL Sostegni bis)
Convertito in Legge 23 luglio 2021 n.106 Proroga della misura di riduzione degli oneri in bolletta per utenze con potenza inferiore a 16,5 kW.
DL 41/2021
(DL Sostegni)
Convertito in Legge 21 maggio 2021 n.69 Riduzione oneri in bolletta elettrica per utenze con potenza inferiore a 16,5 kW.

AITAL 01/08/2022

Strategia Nazionale per l’economia circolare (SEC) e Programma Nazionale di gestione dei rifiuti (PNGR)2022-08-02T11:27:46+02:00

Sono stati approvati con DM n. 257 del 24/06/2022 il Programma Nazionale per la gestione dei rifiuti e con DM n. 259 del 24/06/2022 la Strategia Nazionale per l’Economia Circolare in attuazione del PNRR.

Il Programma Nazionale per la gestione dei rifiuti costituisce uno dei pilastri strategici e attuativi della Strategia nazionale, trattandosi di uno strumento di indirizzo per le Regioni e le Province autonome nella pianificazione e gestione dei rifiuti, preordinato a orientare le politiche pubbliche  e incentivare le iniziative private per lo sviluppo di un’economia sostenibile e circolare.

La Strategia Nazionale per l’Economia Circolare è un documento all’interno del quale sono individuate le azioni, gli obiettivi e le misure che si intendono perseguire nella definizione delle politiche istituzionali volte ad assicurare un’effettiva transizione verso un’economia di tipo circolare. Ecco alcuni degli obiettivi indicati:

  • istituzione di un nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti in forma digitale (il RENTRI);
  • incentivi fiscali a sostegno delle attività di riciclo e di utilizzo di MPS;
  • riforma del sistema EPR e dei consorzi;
  • sviluppo ed aggiornamento dei regolamenti di EoW e dei CAM negli appalti pubblici.

QUI è consultabile la Nota di Aggiornamento del 6 luglio 2022 di Confindustria “PNRR – Adozione Riforme abilitanti per l’economia circolare Strategia Nazionale per l’economia circolare (SEC) e Programma Nazionale di Gestione dei rifiuti (PNGR)”.

AITAL 01/08/2022

Riduzione dei premi INAIL per aziende certificate ISO 450012021-12-16T13:58:46+01:00

L’INAIL concede riduzioni del premio assicurativo alle aziende che hanno adottato o mantenuto nel 2021 un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro certificato secondo le norme UNI ISO 45001:2018 e che abbiano effettuato interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro, in aggiunta a quelli previsti dalla normativa in materia (D.Lgs 81/2008 e s.m.i.).

Per accedere alla riduzione, entro il 28 febbraio 2022 l’azienda che ha realizzato tali interventi migliorativi deve presentare l’apposita istanza (Modulo OT24), esclusivamente in modalità telematica, attraverso la sezione Servizi Online presente sul sito www.inail.it, unitamente alla documentazione probante richiesta dall’Istituto.
L’azienda deve indicare, sul modulo di domanda, gli interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro che ha attuato nell’anno solare precedente a quello di presentazione della domanda in aggiunta a quelli previsti dalla normativa in materia.

Nel Modello OT24 gli interventi si presentano nelle seguenti sezioni:
A – Interventi di carattere generale
B – Interventi di carattere generale ispirati alla responsabilità sociale
C – Interventi trasversali
D – Interventi settoriali generali
E – Interventi settoriali

Ad ogni intervento è attribuito un punteggio. Per poter accedere alla riduzione del tasso medio di tariffa è necessario aver effettuato interventi tali che la somma dei loro punteggi sia pari almeno a 100.

AITAL, 14/12/2021

Sicurezza antincendio e gestione emergenze: modifiche alla normativa2021-12-16T12:49:07+01:00

Sono stati recentemente emanati tre Decreti Ministeriali in materia di sicurezza antincendio, attuativi dell’art. 46 del c.d. “Testo unico sicurezza”, D.Lgs 81/2008. Una volta in vigore, i tre decreti sostituiranno definitivamente il DM 10/03/1998, tuttora vigente.
Si tratta in particolare di:

Il cosiddetto “decreto CONTROLLI” stabilisce nuove modalità di qualifica dei manutentori degli impianti, delle attrezzature e dei sistemi di sicurezza antincendio, introducendo la figura del “tecnico manutentore qualificato” ed il percorso formativo necessario alla abilitazione ed al mantenimento di tale qualifica.
Sarà pertanto necessario, nella fase di verifica dell’idoneità tecnico-professionale delle aziende esterne, a cui si intendono affidare i servizi di manutenzione su impianti e attrezzature antincendio, accertarsi del possesso dei nuovi requisiti di qualifica.
È inoltre previsto, come già avviene oggi per i soli estintori portatili, che le attrezzature, gli impianti e i sistemi di sicurezza antincendio vengano sorvegliati con regolarità da lavoratori adeguatamente istruiti, mediante la predisposizione di idonee liste di controllo. Il decreto prevede un elenco non esaustivo di tali presidi da sorvegliare, che comprende, oltre ai vari sistemi di spegnimento incendi, anche le porte resistenti al fuoco, gli impianti di rilevazione ed allarme incendi, gli allarmi vocali di emergenza (EVAC), gli evacuatori di fumo e calore, ecc. Dovrà essere fornita evidenza documentata di tali controlli.

Il cosiddetto “decreto GSA (Gestione Sicurezza Antincendio)” ridefinisce, con alcune modifiche, i contenuti minimi del piano di emergenza, estendendone inoltre l’obbligo di redazione per i luoghi di lavoro aperti al pubblico caratterizzati dalla possibile presenza contemporanea di più di 50 persone, indipendentemente dal numero di lavoratori occupati; resta invariato l’obbligo per attività con almeno 10 lavoratori e/o soggette a controllo dei Vigili del Fuoco.
Le novità principali sui contenuti sono legate principalmente a: obbligo di inclusione planimetrie di emergenza; attenzione particolare a persone con esigenze speciali in caso di incendio (es.: ridotte capacità sensoriali e/o motorie).
Per le attività non soggette ad obbligo di piano di emergenza, è comunque necessario adottare misure organizzative, ad esempio sotto forma di planimetrie ed indicazioni schematiche di comportamento in caso di emergenza.
Il medesimo decreto aggiorna inoltre i contenuti della informazione e della formazione sul rischio di incendio dovuta a tutti i lavoratori, nonché i contenuti della formazione aggiuntiva da erogare agli addetti della squadra di emergenza, ridefiniti “addetti ai servizi antincendio” (ASA).
Sono infine introdotti requisiti per i docenti dei corsi antincendio, differenziati per parte teorica e parte pratica.

Il “decreto MINI-CODICE” infine definisce le modalità per condurre la valutazione del rischio incendio, che è parte integrante del documento di valutazione dei rischi aziendale e deve essere coerente con la valutazione del rischio esplosione.
Nell’Allegato I al decreto, sono specificate le misure antincendio da adottare in fase di progettazione, realizzazione ed esercizio, per i luoghi di lavoro definiti a basso rischio di incendio, ovvero quelli che rispettano tutte le seguenti condizioni: non soggetti a controlli dei VV.F, senza regola tecnica verticale, con affollamento < 100 persone, superficie lorda < 1000 mq, piani con quote comprese tra -5 e 24 metri, basso carico di incendio, senza sostanze pericolose in quantità significative, senza lavorazioni pericolose per incendio (es.: lavori a caldo, saldatura, ecc.).
Per le restanti attività la valutazione deve essere condotta in conformità alle regole tecniche verticali pertinenti (se esistenti), oppure al codice di prevenzione incendi (D.M. 03/08/2015 e s.m.i.).

AITAL, 14/12/2021
Novità sull’attestazione di avvenuto smaltimento dei rifiuti2021-09-23T09:47:57+02:00

Lo scorso 31 luglio è entrata in vigore la Legge n. 108 del 29 luglio 2021, che converte, con modificazioni, il Decreto-Legge n. 77 del 31 maggio 2021 recante governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure, che introduce importanti novità per il D. Lgs. 152/06 (Testo Unico Ambientale).

La nuova normativa è intervenuta riformulando il comma 5 dell’art. 188 del D.lgs. 152/2006 eliminando la previsione dell’attestazione di avvenuto smaltimento e riconducendo espressamente la responsabilità del produttore per il corretto smaltimento dei rifiuti (anche per i conferimenti finalizzati alle attività preliminari di cui sopra) ai principi generali.

Con questa modifica normativa, l’impianto intermedio che riceve i rifiuti non è più obbligato a trasmettere l’attestato di avvenuto smaltimento al produttore: non si tratta comunque di una cancellazione bensì di un rinvio, infatti è previsto che il decreto ministeriale attuativo del Registro Elettronico Nazionale dovrà definire, tra l’altro, le “modalità per la verifica e l’invio della comunicazione dell’avvenuto recupero o smaltimento dei rifiuti, nonché le responsabilità da attribuire all’intermediario” (c.4 dell’art. 188-bis del D.lgs. 152/2006).

La riforma introdotta con la Legge 108/2021 ha quindi riportato la disciplina a quanto valido prima del D.lgs. 116/2020: la responsabilità del produttore di rifiuti è esclusa per tutta la durata della loro gestione ed è in capo al soggetto che li riceve per svolgere operazioni di recupero o smaltimento, anche preliminari, a condizione che il detentore abbia ricevuto la 4a copia del FIR entro i 3 mesi dal conferimento al trasportatore oppure  comunicato alle autorità competenti la mancata ricezione, alla scadenza dei 3 mesi (6 per i conferimenti transfrontalieri).

(fonte ecocamere)

AITAL 16/09/2021

REACH: regolamento per la compilazione delle schede di sicurezza europee2021-09-16T16:05:54+02:00

Il 26 giugno 2020 è stato pubblicato il Regolamento (UE) 2020/878 che modifica l’Allegato II del REACH relativo alle “Prescrizioni per la compilazione delle schede di dati di sicurezza (SDS)” per sostanze e miscele.

Il Regolamento 2020/878 ha introdotto queste le novità:

  • le SDS devono includere le prescrizioni specifiche relate alle nanoforme, introdotte dal Regolamento (UE) 2018/1881, applicabile dal 1° gennaio 2020;
  • secondo le prescrizioni dell’Allegato VIII del CLP sui centri antiveleni che, nel caso delle miscele pericolose fornite per l’uso presso siti industriali, consente di indicare l’identificatore unico di formula (UFI) soltanto nella SDS;
  • l’UFI dovrà essere riportato nella SDS per determinate miscele non imballate;
  • se disponibili, i limiti di concentrazione specifici, i fattori di moltiplicazione e le stime della tossicità acuta, stabiliti conformemente al regolamento (CE) n. 1272/2008 (CLP), dovrebbero essere indicati nelle SDS in quanto sono informazioni pertinenti per l’uso sicuro di sostanze e miscele;
  • si introducono nella SDS prescrizioni specifiche per le sostanze e le miscele con proprietà di interferenza con il sistema endocrino (interferenti endocrini);
  • integrate nella SDS (nelle sezioni 9 e 14) le disposizioni specifiche relative alle SDS stabilite nella sesta e settima revisione del Sistema mondiale armonizzato di classificazione ed etichettatura delle sostanze chimiche (GHS).

La data di applicazione è fissata per il 1 gennaio 2021. Tuttavia, ai sensi dell’ articolo 2 del Regolamento, le Schede di Sicurezza realizzate in accordo al Regolamento 2015/830 potranno essere utilizzate fino al 31 dicembre 2022.

Questo periodo di transizione si applica anche alle SDS redatte o aggiornate in data successiva alla data di applicazione: di conseguenza, fino al 31 dicembre 2022 è possibile scegliere se generare le Schede di Sicurezza in accordo al Regolamento 2015/830 o utilizzare fin da subito il formato aggiornato. Al termine del periodo di transizione, tutte le Schede di Sicurezza dovranno essere realizzate in accordo al formato aggiornato.

SGI 09/09/2021
Aggiornate le linee guida sulla classificazione dei rifiuti2021-09-16T16:07:49+02:00

Aggiornate le linee guida, che devono essere usate dal produttore per la per la corretta attribuzione dei Codici dei rifiuti e delle caratteristiche di pericolo dei medesimi.
Il 9 agosto 2021 con decreto direttoriale n. 47 del 9 agosto 2021,il Ministero della transizione ecologica (MITE), ha approvato le Linee guida sulla classificazione dei rifiuti” con delibera del 18 maggio 2021 del Consiglio del sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, in attuazione dell’art. 184, comma 5, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

Il testo delle nuove Linee guida SNPA sulla classificazione dei rifiuti costituisce un aggiornamento delle Linee guida SNPA 2020, già approvate con Delibera n. 24/2020: a quelle è stato aggiunto -al Capitolo 3- il sotto-paragrafo “3.5.9 – Rifiuti prodotti dal trattamento meccanico/meccanico-biologico dei rifiuti urbani indifferenziati” per omogeneizzarne la classificazione.

L’obiettivo delle linee guida è quello di fornire modelli tecnici omogenei per assolvere la procedura di classificazione dei rifiuti:

  • individuare i principali riferimenti normativi e linee guida tecniche di settore
  • illustrare un approccio metodologico basato su schemi procedurali per fasi, utile ai fini dell’individuazione del codice e per la valutazione della pericolosità
  • fornire la versione commentata dell’elenco europeo dei rifiuti
  • riportare esempi di classificazione di specifiche tipologie di rifiuti ed individuare criteri metodologici di valutazione delle singole caratteristiche di pericolo e degli inquinanti organici persistenti (definizioni e limiti normativi, analisi delle procedure di verifica delle singole caratteristiche di pericolo e individuazione di possibili approcci metodologici con schemi decisionali).
SGI 09/09/2021
Autorizzazione del triossido di cromo (CrO3): webinar CTACSub del 15/01/20212021-02-25T16:02:54+01:00

Cliccando sull’immagine a lato è possibile visualizzare il documento presentato durante il Webinar del consorzio CTACSub il 15 gennaio 2020, organizzato a seguito della decisione della Commissione Europea di autorizzare 5 dei 6 usi del triossido di cromo per i quali era stata presentata domanda autorizzatoria.

AITAL 18/01/2021

Trattamento di sanificazione mediante ozono2020-05-22T11:57:47+02:00

Ambito normativo specifico

L’ozono generato in situ a partire da ossigeno è un principio attivo ad azione “biocida” in revisione ai sensi del BPR2 come disinfettante per le superfici (PT2 e PT4) e dell’acqua potabile (PT5) e per impiego nelle torri di raffreddamento degli impianti industriali (PT11). Sebbene la valutazione non sia stata completata, è disponibile un’ampia base di dati che ne conferma l’efficacia microbicida anche sui virus (20-27).

In attesa dell’autorizzazione a livello europeo, la commercializzazione in Italia come PMC con un claim “disinfettante” non è consentita data l’impossibilità (generazione in situ – produzione fuori officina) di individuare un sito specifico da autorizzare come previsto dalla normativa nazionale. Pertanto, in questa fase, l’ozono può essere considerato un “sanitizzante”.

L’utilizzo dell’ozono è attualmente consentito a livello internazionale in campo alimentare, per i servizi igienico-sanitari di superficie e acque potabili (FDA, USDA, US-EPA, CNSA) (36,37,38,40).

Valutazione tecnico-scientifica

L’attività virucida dell’ozono si esplica rapidamente in seguito a ozonizzazione (28-30). Come per molti altri prodotti usati nella disinfezione, non esistono informazioni specifiche sull’efficacia contro il SARS COV-2. Di contro sono disponibili diversi studi che ne supportano l’efficacia virucida (Norovirus) in ambienti sanitari e non (29). Anche a basse concentrazioni, con elevata umidità, l’ozono ha una elevata azione disinfettante virucida in aria (30).

L’International Ozone Association (www.iao-pag.org) conferma l’efficacia dell’ozono per l’inattivazione di molti virus anche se non è a conoscenza di ricerche specifiche su SARS-CoV-2.

A livello industriale, l’ozono viene generato in situ mediante ozonizzatori, che devono essere adattati di volta in volta in relazione agli spazi (dimensioni, materiali coinvolti) e ai target (11,19,20,21,22,23,24,25). I generatori di ozono devono essere conformi alle direttive su bassa tensione (Direttiva 2014/35/CE), compatibilità elettromagnetica (Direttiva 2014/30/CE) e Direttiva 2011/65/CE (RoHS) sulla restrizione di sostanze pericolose.

L’ozono è un gas instabile e decade spontaneamente a ossigeno (31,32,33). Il tempo necessario per il decadimento dell’ozono, dipendente da temperatura, umidità e contaminazione chimica e biologica, ed è sempre in funzione delle concentrazioni di utilizzo.

In condizioni reali il tempo di decadimento naturale necessario per rendere accessibili i locali è di almeno 2 ore. Se possibile, è preferibile eseguire i trattamenti nelle ore notturne in modo che alla ripresa del lavoro la quantità di ozono ambientale si trovi entro i limiti di sicurezza sanitaria.

Evitare di eliminare l’ozono residuo ricorrendo alla ventilazione forzata per convogliarlo in ambiente esterno: il DL.vo 155/2010 (67) fissa valori limite e obiettivi di qualità anche per le concentrazioni nell’aria ambiente di ozono.

Sulla base della normativa CLP e REACH (34,35) i registranti hanno classificato, in regime di autoclassificazione, l’ozono come: sostanza che può provocare o aggravare un incendio; letale se inalata, provoca gravi ustioni cutanee e gravi lesioni oculari, provoca danni agli organi in caso di esposizione prolungata o ripetuta per via inalatoria, molto tossica per l’ambiente acquatico con effetti di lunga durata. Alcuni notificanti identificano l’ozono come sospetto mutageno. Le autorità competenti tedesche hanno manifestato nel 2016 a ECHA l’intenzione di proporre per l’ozono una classificazione ed etichettatura armonizzate anche come mutageno di categoria 2 e cancerogeno di categoria 21.

Il rischio ambientale, in seguito all’utilizzo di ozono per il trattamento delle superfici, appare al momento trascurabile, considerata l’elevata percentuale di ozono normalmente presente nell’atmosfera.

In conformità alle norme HACCP2 e al DL.vo 81/2008 (41), in assenza di valori adottati nel quadro normativo Italiano, gli operatori devono rispettare i TLV –TWA dell’ACGIH³ di seguito riportati, in relazione a carico di lavoro e durata cumulativa dell’esposizione:

  • TLV – TWA (8 ore), 0,05 ppm (0,1 mg/m³), lavoro pesante;
  • TLV – TWA (8 ore), 0,08 ppm (0,16 mg/m³), lavoro moderato;
  • TLV – TWA (8 ore), 0,10 ppm (0,2 mg/m³), lavoro leggero;
  • TLV – TWA (≤ 2 ore), 0,2 ppm (0,39 mg/m³), frazioni di lavoro leggero, moderato o pesante.

Considerato che a concentrazioni inferiori a 2 ppm, l’ozono ha un odore caratteristico piacevole (42), che diventa pungente e irritante a livelli superiori, e che è riconoscibile già a concentrazioni molto ridotte (0,02 e 0,05 ppm), i soggetti potenzialmente esposti sono preavvertiti rispetto al raggiungimento di concentrazioni elevate e potenzialmente dannose per la salute. L’odore non costituisce, comunque, un indice attendibile della concentrazione presente nell’aria per fenomeni di assuefazione.

Le Linee guida (43) dell’OMS per la qualità dell’aria outdoor (2005) raccomandano un limite giornaliero di 100 μg/m³ (ca. 0,05 ppm). Il National Institute for Occupational and Safety Health (NIOSH) indica per l’ozono un valore IDLH (concentrazione immediatamente pericolosa per la vita o per la salute) di 5 ppm (10 mg/m³) e livelli di concentrazione simili al valore IDLH o maggiori sono di fatto raggiunti nelle condizioni di utilizzo.

In generale, deve essere evitata la pratica di rientrare nelle aree trattate dopo un determinato periodo di tempo dalla fine dell’ozonizzazione.

L’uso di l’ozono deve avvenire in ambienti non occupati e debitamente confinati. Per ridurre il rischio, possono essere predisposti dispositivi visivi in ogni punto di accesso degli ambienti in fase di trattamento e allo stesso modo possono essere predisposti segnalatori di libero accesso. Pertanto, prima di ricorrere all’utilizzo di tale sostanza per il trattamento di locali è necessario valutare il rischio di esposizione sia degli addetti alle operazioni di sanificazione sia del personale che fruisce dei locali sanificati. Gli operatori devono essere addestrati ed esperti e provvisti di idonei dispositivi di protezione individuale (DPI). Alla luce di quanto sopra non è pertanto indicato per uso domestico.

1 Il Registro delle Intenzioni (RoI), gestito da ECHA e disponibile pubblicamente sul sito web dell’Agenzia contiene informazioni delle parti che intendono presentare all’Agenzia un fascicolo per l’armonizzazione della classificazione e dell’etichettatura (https://www.echa.europa.eu/it/web/guest/registry-of-clh-intentions-until-outcome/-/dislist/details/0b0236e180dfd06a)
2 HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points) è un sistema che consente di applicare l’autocontrollo per garantire la sicurezza degli alimenti in tutte le fasi della catena alimentare
3 TLV – TWA (Threshold Limit Value – Time Weighted Average): Valore Limite per esposizioni prolungate nel tempo, detto anche Valore Limite ponderato. Rappresenta la concentrazione media, ponderata nel tempo, degli inquinanti presenti nell’aria degli ambienti di lavoro nell’arco dell’intero turno lavorativo ed indica il livello di esposizione al quale si presume che, allo stato delle attuali conoscenze scientifiche, il lavoratore possa essere esposto 8 ore al giorno, per 5 giorni alla settimana, per tutta la durata della vita lavorativa, senza risentire di effetti dannosi per la salute.

FONTE: ISS – Rappporto ISS COVID-19 n. 25_2020

Trattamento di sanificazione mediante cloro attivo2020-05-22T11:57:54+02:00

Ambito normativo specifico

La combinazione fra precursore Cloruro di sodio/principio attivo, è in fase di revisione ai sensi del BPR presso lo Stato Membro Slovacchia. Come nel caso dell’ozono, fino all’inclusione della sostanza fra i principi attivi biocidi autorizzati, trattandosi di una generazione in situ (produzione fuori officina) e non potendo essere autorizzato come PMC a livello nazionale, non può vantare azione “disinfettante” (DPR n. 392/98). Può comunque essere presente sul mercato nazionale in libera vendita con un claim di azione “sanitizzante”.

Valutazione tecnico-scientifica

Come menzionato, il cloro attivo generato in situ dal cloruro di sodio per elettrolisi è un principio attivo, attualmente in revisione per l’utilizzo come biocida per diverse applicazioni, inclusa la disinfezione delle superfici. Sebbene la valutazione non sia stata completata, sono già disponibili indicazioni non definitive in merito a efficacia, impatto ambientale e effetti per la salute umana.

I sistemi per la produzione di cloro attivo utilizzano una soluzione salina a elevata purezza di cloruro di sodio (NaCl) per la produzione, mediante elettrolisi, di una soluzione acquosa di acido ipocloroso ed altri ossidanti inorganici che può essere direttamente impiegata in forma liquida, oppure nebulizzata, con una estrema adattabilità alle diverse condizioni operative.

Con il termine “cloro attivo” si intende una miscela di tre specie di cloro disponibile che si formano in soluzione acquosa: ione ipoclorito (OCI), acido ipocloroso (HOCI) e cloro (Cl2). Il prodotto biocida è rappresentato da un equilibrio di acido ipocloroso, cloro gassoso e ipoclorito di sodio che è funzione del valore di pH e temperatura.

Il cloro attivo ha attività battericida, fungicida, lievicida, sporicida e virucida ed agisce mediante una modalità di azione ossidante non specifica. Il meccanismo d’azione non specifico del cloro attivo limita il verificarsi di fenomeni di resistenza nei microorganismi. In particolare per quanto riguarda i virus, è stata descritta l’efficacia contro il virus della bronchite infettiva, l’adenovirus di tipo 5, l’HIV, il virus dell’influenza A (H1N1), orthopoxvirus e poliovirus. Sebbene dai dati presenti in letteratura e dai documenti ad accesso libero disponibili sul sito dell’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (European Chemicals Agency, ECHA), il cloro attivo generato per elettrolisi da sodio cloruro risulti attivo contro un’ampia gamma di organismi target, è prevista l’esecuzione di ulteriori studi di efficacia specifici, con particolare attenzione all’intervallo di pH e al carico organico sostenibile per mantenere l’efficacia del prodotto finale.

Relativamente agli effetti sulla salute umana, si sottolinea un rischio non accettabile a seguito di inalazione da parte di utilizzatori professionali durante la disinfezione di grandi superfici, laddove sia prevista una fase di applicazione del prodotto sulle superfici e una successiva pulitura manuale (“con straccio”). Per questo motivo, se ne sconsiglia lo sversamento diretto sulle superfici. Inoltre, poiché il prodotto può causare irritazione cutanea, va limitato l’utilizzo al solo personale addestrato provvisto di guanti e altri dispositivi di protezione individuale (DPI).

Pertanto, il sistema costituito dal cloro attivo generato in situ può essere utilizzato in accordo con le limitazioni previste per la tutela dei lavoratori e della salute umana, quale sanitizzante per applicazioni su superfici e per condotte d’acqua idrosanitaria.

A causa dell’elevata instabilità del principio attivo, non è consigliato l’utilizzo del prodotto igienizzante al di fuori (non in diretta connessione con la macchina generatrice) del sistema di produzione in situ, ad esempio mediante trasferimento della soluzione ottenuta in appositi flaconi. Nello specifico, il trasferimento in flaconi da parte dell’utilizzatore finale potrebbe comportare un uso improprio con rischio di esposizione e/o intossicazione, qualora venissero utilizzati flaconi anonimi non correttamente etichettati.

FONTE: ISS – Rappporto ISS COVID-19 n. 25_2020

Trattamento di sanificazione mediante radiazione ultravioletta2020-05-22T11:58:12+02:00

Ambito normativo specifico

Dal punto di vista normativo, si fa presente che, poiché l’attività disinfettante della radiazione ultravioletta, si attua mediante un’azione di natura fisica, i sistemi di disinfezione basati su UV-C non ricadono nel campo di applicazione del BPR che esclude espressamente dalla definizione di biocida, i prodotti che agiscano mediante azione fisica e meccanica. Anche a livello nazionale non rientrano, secondo il DPR 6 ottobre 1998, n. 392 sui PMC, i prodotti la cui attività disinfettante operi mediante azione fisica o meccanica.

Valutazione tecnico-scientifica

Tipicamente, le lampade germicida utilizzate in sistemi di sterilizzazione hanno emissione dominante intorno alla lunghezza d’onda di 253 nm (nanometri). Vengono in genere filtrate le componenti con lunghezza d’onda inferiore a 250 nm, per prevenire il rischio di produzione di Ozono. In questi casi la lampada è definita “ozone free”. Qualora le componenti UV di lunghezza d’onda inferiore a 250 nm non siano schermate dovranno essere messe in atto anche le procedure di sicurezza per prevenire l’esposizione ad Ozono, indicate al paragrafo “Trattamento con Ozono”.

La radiazione UV-C ha la capacità di modificare il DNA o l’RNA dei microorganismi impedendo loro di riprodursi e quindi di essere dannosi. Per tale motivo viene utilizzata in diverse applicazioni, quali la disinfezione di alimenti, acqua e aria. Studi in vitro hanno dimostrato chiaramente che la luce UV-C è in grado di inattivare il 99,99% del virus dell’influenza in aerosol (44, 45). L’azione virucida e battericida, dei raggi UV-C è stata dimostrata in studi sul virus MHV-A59, un analogo murino di MERS-CoV e SARS-CoV-1. L’applicazione a goccioline (droplet) contenenti MERS-CoV ha comportato livelli non rilevabili del virus MERS-CoV dopo soli 5 minuti di esposizione all’emettitore UV-C (una riduzione percentuale superiore al 99,99%) (46) e sono risultati efficaci anche nella sterilizzazione di campioni di sangue (47). In particolare è stata dimostrata l’inattivazione di oltre il 95% del virus dell’influenza H1N1 aerosolizzato mediante un nebulizzatore in grado di produrre goccioline di aerosol di dimensioni simili a quelle generate dalla tosse e dalla respirazione umane. Lo studio di Bedell et al. (46) descrive gli esperimenti riguardanti gli studi di efficacia di un metodo di disinfezione delle superfici rapido, efficiente ed automatizzato basato sulle radiazioni UV-C, potenzialmente in grado di prevenire la diffusione dei virus nelle strutture sanitarie.

Gli emettitori di radiazioni UV-C che possono avere funzione di pulizia, igienizzazione o disinfezione, hanno dimostrato che la potenza della luce UV-C e il tempo in cui le superfici sono esposte a questa luce variavano considerevolmente tra i prodotti di pulizia UV-C commercializzati ed in base al design del prodotto. Se le superfici sono esposte a una radiazione UV non sufficientemente intensa, ciò potrebbe comportare una disinfezione inadeguata e conseguenti problemi di sicurezza e prestazioni (44).

La radiazione UV-C può essere utilizzata in sicurezza in sistemi chiusi per disinfettare le superfici o gli oggetti in un ambiente chiuso in cui la luce UV non fuoriesce all’esterno. Basta infatti un contenitore di plexigas o di vetro per schermare efficacemente la radiazione UV-C.
Viceversa, i sistemi tradizionali con lampade UV-C installate a parete o a soffitto che generano luce UV-C in assenza di protezione dell’utente dall’esposizione, rappresentano un potenziale pericolo in funzione della lunghezza d’onda, dell’intensità e della durata di esposizione (48), in considerazione del fatto che la radiazione UV-C di per sé non può essere percepita dall’essere umano in quanto non dà alcuna sensazione termica e non è visibile (49,50).
Infatti, come documentato in letteratura, la radiazione UV-C nell’intervallo 180 nm 280 nm è in grado di produrre gravi danni ad occhi e cute. Inoltre la radiazione UV-C è un cancerogeno certo per l’uomo per tumori oculari e cutanei (Gruppo 1 A IARC) (48).
In relazione alla sicurezza dei lavoratori, l’impiego di tali sistemi è disciplinato dal DL.vo 81/2008 Titolo VIII Capo V che prescrive l’obbligo di valutazione del rischio per le sorgenti di radiazioni ottiche artificiali e fissa specifici valori limite di esposizione per la prevenzione degli effetti avversi su occhi e cute derivanti da esposizione ad UV, espressamente indicati nel testo di legge e riportati in Tabella 3, recependo la Direttiva Europea 2006/25/UE Radiazioni Ottiche Artificiali.

I valori limite fissati dalla vigente normativa in relazione all’impiego di lampade germicida con emissione UV-C 180-250 nm sono stati recentemente confermati dallo SCHEER (Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori) in relazione all’evidenza che l’esposizione accidentale agli UV-C generati da lampade germicide in tale intervallo di lunghezze d’onda è in grado causare gravi danni eritemali, ustioni e gravi forme di fotocheratiti e fotocongiuntiviti a soggetti inconsapevolmente espositi anche per brevi periodi (SCHEER – Health effects of UVC lamps 2017) (51).
Pertanto, per prevenire danni da esposizioni accidentali delle persone, è indispensabile che la lampada sia accesa solo se è esclusa la presenza di persone nell’area di irraggiamento.
L’entità del rischio va considerata in relazione alla distanza di osservazione e alla intensità di emissione della sorgente. Un documento pubblicato sul Portale Agenti Fisici (PAF) (52) presenta le procedure operative per la prevenzione del rischio da esposizione a radiazioni ottiche artificiali, in ambito sanitario, di laboratorio e di ricerca, focalizzandosi sull’emissione di radiazione UV da lampade germicide.
Il Capo V del Titolo VIII del DL.vo 81/2008, è finalizzato a prevenire i rischi per la salute e sicurezza che possono derivare dall’esposizione alle radiazioni ottiche artificiali o al loro impiego negli ambienti di lavoro con particolare riferimento agli effetti nocivi a carico di occhi e cute. Negli ospedali e nei laboratori di analisi dove vengono sistematicamente utilizzate questo tipo di sorgenti, per prevenire danni da esposizioni inconsapevoli delle persone, il personale addetto deve essere adeguatamente formato, gli ambienti dove sono attive lampade germicida devono essere segnalati con opportune avvertenze di pericolo; tutte le entrate devono essere collegate a sistemi automatici che in caso di apertura involontaria, spengono le sorgenti al fine di evitare qualsiasi esposizione accidentale, anche momentanea, alla radiazione UV-C.
Studi recenti, presenti in letteratura, hanno evidenziato che le lunghezze d’onda della regione del lontano UV-C (comprese tra 200 nm e 222 nm) sono in grado di inattivare efficacemente patogeni batterici e virali senza provocare, al contempo, citotossicità o mutagenicità alle cellule umane (53). L’assenza di danno per le cellule umane si basa sul principio biofisico secondo cui la luce del lontano UV-C ha un basso coefficiente di penetrazione. Pertanto, è in grado di penetrare e inattivare batteri e virus, che hanno una dimensione pari o inferiore a 1 μm, ma non (o solo parzialmente) cellule di mammifero (circa 10 – 25 μm di diametro) o i tessuti con strato corneo. Un recentissimo studio condotto dal centro di ricerca “Columbia University Center for Radiological Research” (CCR) pone nuovamente l’accento sull’efficacia dell’irraggiamento tramite UV-C. Il CCR sta lavorando su un progetto dal titolo “Limiting the spread of novel coronavirus (and other viruses, too) using the power of light” (54) che utilizza una tecnologia con irraggiamento con luce a lunghezza d’onda di circa 220 nm per valutare la possibilità di uccidere i virus prima che possano essere inalati. Lo studio citato indica come “sicura per la salute umana” tale applicazione mentre, come indicato, tutto l’UV-C è in grado di danneggiare le cellule umane e produrre fotocheratiti/fotocongiuntiviti, danno eritemale, ecc.
In uno altro studio (55) è emerso che la lampada ad eccimeri filtrata Kr-Cl con luce a 222 nm è in grado di uccidere in vitro cellule di Staphylococcus aureus meticillino-resistente, una delle principali cause di infezioni comunitarie e nosocomiali, in modo quasi altrettanto efficiente di una lampada UV germicida convenzionale a 254 nm con la differenza che quest’ultima è quasi altrettanto efficace nel causare danno alle cellule umane. È stato inoltre dimostrato (55) che basse dosi di radiazioni UV-C sono efficaci contro i virus trasportati dagli aerosol.
Alla luce dei risultati riportati, pur essendo necessarie ulteriori evidenze sull’efficacia valutata “su campo”, la metodologia basata sulle radiazioni del lontano UV-C potrebbe diventare uno standard per la disinfezione degli ambienti ospedalieri al fine di ridurre i tassi di infezione, in particolare quelli dovuti ad agenti patogeni e ai virus.
L’impiego delle radiazioni del lontano UV-C non richiederebbe l’utilizzo di DPI per pazienti o personale medico. In particolare, potrebbe essere indicato per la disinfezione di superfici e di qualsiasi ambiente con un’alta probabilità di trasmissione di agenti patogeni per via aere, mettendo in atto le opportune misure di sicurezza precedentemente indicate.
In relazione all’efficacia dell’azione germicida ed alla capacità di sterilizzare l’ambiente o le superfici, è indispensabile tenere presente che la presenza di polvere e sporcizia sia sulla lampada che nell’ambiente o sulla superficie riduce drasticamente l’azione germicida.
Pertanto la lampada germicida dovrebbe essere accesa solo dopo una accurata pulizia dei locali in assenza di persone, ed essere regolarmente pulita secondo le modalità indicate dal costruttore.
In genere l’emissione UV delle lampade e di conseguenza l’efficacia germicida decresce con il tempo di impiego della lampada, che andrà tenuto rigorosamente sotto controllo, seguendo e istruzioni fornite dal costruttore.
La manutenzione di tali apparati è estremamente importante ai fini dell’efficacia e della sicurezza. In caso di rottura della lampada germicida a mercurio è necessario ventilare l’ambiente ed evitare qualsiasi contaminazione per contatto ed inalazione del vapore del mercurio contenuto nella lampada, che è altamente tossico. Dovrà essere predisposta una procedura di rimozione in sicurezza dei frammenti della lampada, secondo quanto indicato nel manuale di istruzioni fornito dal costruttore.
Infine, è importante tenere presente che la lampada dismessa o rotta va trattata come rifiuto speciale a causa della presenza di mercurio che è altamente tossico per l’uomo e per l’ambiente. Andranno adottate le procedure di smaltimento indicate dal costruttore.

FONTE: ISS – Rappporto ISS COVID-19 n. 25_2020

Trattamento di sanificazione mediante Perossido di Idrogeno2020-05-22T13:32:44+02:00

Ambito normativo specifico

Il perossido d’idrogeno è un principio attivo biocida approvato ai sensi del BPR per i disinfettanti PT1, PT2, PT2, PT4 e PT5. Alla luce dei dati disponibili nel CAR – Competent Authority Report (Relazione dell’autorità competente) – presso ECHA risulta che il principio attivo è efficace contro numerosi microorganismi (batteri, lieviti, funghi e virus). Specificamente, per quanto riguarda i virus, il perossido d’idrogeno è risultato efficace contro poliovirus e adenovirus. In questo caso, viene considerata la sola applicazione mediante vaporizzazione/aerosolizzazione del principio attivo.

Valutazione tecnico-scientifica

Il meccanismo d’azione del perossido d’idrogeno è legato alle sue proprietà ossidanti e alla denaturazione dei componenti essenziali di microrganismi quali membrane lipidiche, proteine ed acidi nucleici. L’attività antimicrobica scaturisce infatti dalla formazione di potenti ossidanti, quali i radicali idrossilici e i “singlet” dell’ossigeno. Tali specie reattive causano danni irreversibili ai componenti cellulari e al DNA.

A seconda del metodo di applicazione, può avere molteplici utilizzi. Esiste un tipico processo di decontaminazione basato su perossido d’idrogeno sotto forma di gas plasma con il quale un tasso prestabilito di perossido di idrogeno viene vaporizzato e iniettato in una camera di decontaminazione. L’obiettivo è quello di favorire il più rapidamente possibile la formazione di un film sottile di perossido di idrogeno sulle superfici esposte. Una volta erogata la quantità necessaria di perossido di idrogeno, si passa alla fase di aerazione dove il vapore di perossido di idrogeno viene convertito cataliticamente in ossigeno e acqua. Tale applicazione è soprattutto utilizzata per sterilizzare componenti elettroniche e dispositivi medici (DM) riutilizzabili termolabili ma è un processo spazialmente limitato, in quanto deve essere effettuato in autoclave.

Per la disinfezione delle superfici/ambienti il perossido d’idrogeno può essere applicato mediante aerosol o vapore. La diffusione mediante aerosol, con apparecchiature in grado di produrre particelle nell’ordine di 0,3-0,5 μm, ne consente una diffusione uniforme nell’ambiente. Responsabili dell’azione biocida del prodotto sono i radicali ossidrilici OH-, altamente ossidanti. L’applicazione di perossido d’idrogeno vaporizzato si è dimostrata efficace oltre che su un gran numero di microorganismi anche per il trattamento di ambienti ospedalieri che avevano ospitato pazienti affetti da virus Lassa ed Ebola (56,57).

Il perossido d’idrogeno si decompone rapidamente in acqua e ossigeno nei diversi distretti ambientali, quali acque di superficie, terreno e aria. Inoltre si decompone già nei liquami prima di raggiungere il sistema fognario, con un basso impatto ambientale.

In merito alla pericolosità, il perossido di idrogeno è classificato in modo armonizzato secondo il CLP31 come: liquido comburente di categoria 1 [Ox. Liq. 1 – “può provocare un incendio o un’esplosione (forte ossidante)]”; corrosivo per la pelle di categoria 1 (Skin. Corr. 1A – “provoca gravi ustioni cutanee e gravi lesioni oculari”) e nocivo per ingestione e per inalazione di categoria 4 (Acute Tox. 4 – “nocivo se ingerito” e “nocivo se inalato”).

Considerata la classificazione del principio attivo, come anche il metodo di applicazione, l’utilizzo di perossido d’idrogeno vaporizzato/aerosolizzato è ristretto ai soli operatori professionali. Per i trattamenti andranno pertanto osservate le precauzioni del caso (DL.vo 81/2008) ed è inoltre necessario rispettare i tempi per l’accesso ai locali e i tempi di decadimento.

FONTE: ISS – Rappporto ISS COVID-19 n. 25_2020

Linee guida sulla classificazione dei rifiuti2021-03-10T10:57:08+01:00

Linee guida SNPA sulla classificazione dei rifiuti
Delibera del Consiglio SNPA seduta del 27/11/2019 Doc. n. 61/19, pubblicate il 17 marzo 2020.
AITAL 03/04/2020

ESPERIENZE DEI SOCI AITAL

Notizie dai Soci

F A Q

AITAL risponde (in collaborazione con SGI e altre Istituzioni)

Per prevenzione e contenimento del Covid-19, la mascherina va indossata sempre o soltanto quando non sia possibile il distanziamento tra i lavoratori?2021-02-25T12:06:14+01:00

Le mascherine, sempre per ridurre al minimo il rischio di contagio, sono consigliate in tutti gli spazi comuni e obbligatorie solo dove non è possibile mantenere la distanza di sicurezza di almeno un metro tra i lavoratori.
(SGI 24/04/2020)

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